<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> Il dolore all’arto inferiore: il parere del reumatologo

Il dolore all’arto inferiore: il parere del reumatologo

Frediani Bruno, Baldi Fabio, Falsetti Paolo, Filippou Giorgio, Acciai Caterina, Nicosia Antonella Columbu Silvia, Grassi Daniela, Gallo Adriana, Mensa Luana, Galeazzi Mauro, Marcolongo Roberto
Dipartimento di Medicina Clinica e Scienze Immunologiche, Sezione di Reumatologia, Università di Siena.

L’arto inferiore per il reumatologo è oggetto di particolare attenzione in quanto bersaglio precoce di molteplici patologie che possono essere eminentemente degenerative o flogistiche.
L’articolazione coxarticolare e quella del ginocchio possono essere affette da osteoartrosi che in queste sedi generalmente è secondaria (per esempio, ma non solo, ad eccesso ponderale). Il dolore in questi casi è di tipo meccanico, si aggrava quindi col carico durante la giornata, ma è presente insieme alla rigidità di breve durata (non più di mezz’ora) anche al mattino con i primi movimenti. Bisogna sempre valutare in questi casi la possibilità di un’osteonecrosi parcellare subcondrale che può dare particolare gravità alla sintomatologia. Raramente il dolore ha le caratteristiche della flogosi (rigidità durevole, presenza anche con l’arto non sotto carico, acuzia notturna) e, ove questo avvenga, ciò può indicare la presenza di una periartrite d’anca (trocanterite calcifica o meno) o di una condrocalcinosi su artrosi. La condrocalcinosi (da alcuni in passato chiamata “pseudogotta”) è un’artrite da microcristalli di pirofosfato di calcio, così come la gotta è da cristalli di urato di sodio, che possono essere individuati nel liquido sinoviale, che eventualmente si è riusciti ad aspirare. Entrambe queste artriti possono colpire piede e ginocchio, dando arrossamento e dolore urente ed allodinia, che sono presenti solo in un’altra condizione che è la sindrome algodistrofica, ma possono anche avere manifestazioni più sfumate, che possono alimentare un dolore che erroneamente può essere attribuito solo all’artrosi. L’algodistrofia (detta anche morbo di sudeck, neuroalgodistrofia…) dagli algologi è definita come CRPS di I tipo (Sindrome Dolorosa Regionale Complessa), simpatico-mediata o meno, ed è caratterizzata in “fase calda” da allodinia, arrossamento, edema, ipertricosi ed in “fase fredda” da assottigliamento della cute, ipotricosi, ischemia, rigidità articolare. La fase fredda può anche essere l’esordio della sindrome, soprattutto, ma non solo, nei bambini ed ha una prognosi più grave ed una terapia meno efficace.
L’artrite reumatoide può interessare tutte le articolazioni dell’arto inferiore, ma sicuramente più frequentemente il ginocchio, il tarso e le metatarsofalangee, nonché il calcagno. Caratteristica è la rigidità mattutina durevole ed il notevole coinvolgimento sinoviale che porta a versamenti articolari con aumento dei leucociti. Lo stesso dicasi per le artriti “sieronegative”( spondilite, S. di Reiter, enteroartriti, artrite psoriasica), che però a livello del piede interessano preferenzialmente le interfalangee e che hanno un interessante e precoce tropismo a livello del calcagno ed in particolare delle entesi. Soprattutto le artriti sieronegative possono avere sintomatologia sfumata ed andare in diagnosi differenziale con l’osteoartrosi.
Per quanto riguarda le patologie del connettivo e le vasculiti, l’interessamento articolare sopra descritto è infrequente, se si eccettuano le sindromi da overlap, mentre l’interessamento cutaneo (vasospasmo, ulcere, calcinosi, scleroderma), muscolare, delle fasce e del pannicolo può generare varie forme di dolore spesso associato ad interessamento del microcircolo. Da non trascurare in questo ambito le polineuropatie periferiche su base autoimmune (associate o meno ad HCV e a crioglobulinemia) che possono causare gravi sintomatologie dolorose, peraltro scarsamente trattabili.

 
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