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Lettera  del  Presidente  Claudio  Allegra


“di transizione” si usa per Governi, Segretari di partito, Pontificati e così via. Appellativo questo in apparenza diminutivo anche se la storia ci insegna che molto spesso i personaggi di transizione scelti conseguentemente in base al requisito della saggezza, sono molto più innovativi e dirompenti di quelli stabili; forse perché proprio la transitorietà unita alla saggezza e al non attaccamento alla poltrona, consente una indipendenza morale e materiale tale da condurre una politica fattiva e produttiva per la collettività. Questa è una Presidenza di transizione e un Consiglio Direttivo di estrema stabilità e collaborazione proprio per potere consegnare a un rinnovo democratico allargato, che avverrà al termine del mandato istituzionale cioè fra 3 anni, un Collegio di Flebologia sano, compatto, responsabile e ben rappresentato nel mondo. Sono in fase di attivazione in seno al Direttivo del Collegio, svariati Gruppi di lavoro quali quello per i rapporti con le Istituzioni nazionali e internazionali come il Ministero della Salute e della Università e della Ricerca Scientifica, con lo scopo precipuo di dare un riconoscimento ufficiale alla Flebologia come disciplina di insegnamento di base oltre che di Alta Formazione come il dottorato di ricerca che già esiste e arruola ben 26 dottorandi. Questa iniziativa si integra con la proposta della UIP di istituire Scuole di perfezionamento nei 36 Paesi che ne fanno parte, Scuole omogenee nelle materie di insegnamento e nei tempi di apprendimento. Di questa iniziativa internazionale, proposta, durante la mia Presidenza mondiale, dalla nostra Società, ne sono stato investito come coordinatore internazionale. Tengo a precisare che tutte le volte in cui mi esprimo in prima persona, si intende non un pennacchio personale bensì un carico da condividere con la Società di appartenenza , che nasce nel Collegio, che travalica la mia presenza nel suo seno e che rimane proprietà del Collegio. E’ stato confermato il Gruppo di lavoro denominato Backstage, momento di incontro e di socializzazione, momento programmatico sia in senso politico societario che in senso di proposizioni di tematiche di ricerca. Siamo ritornati alla riunione annuale a Sharm El Sheik come nei primi anni della istituzione del Collegio Italiano di Flebologia. Confermato pure il Gruppo di Lavoro sulle Linee guida che tanto lustro hanno dato alla nostra Società e ormai citate da tutte le altre Società Flebologiche insieme a quelle dell’American Venous Forum. Altre proposte sono in fieri tutte ben accolte purchè lo scopo univoco sia di lavorare a piccoli gruppi nell’interesse del Collegio. Si sono gia attivate le procedure di attivazione delle Sezioni Regionali che significano apertura al territorio, armonia di intenti tra le Società fondanti il Collegio, periferia che si integra con la apicalità centrale del Direttivo nazionale. Il primo esempio è stato il Congresso della Sezione Emilia e Romagna tenutosi con le tre sigle societarie a Bologna il 21 di Febbraio, splendidamente organizzate dai Colleghi Aluigi, Bucherini e Caniato cui va l’onore non solo di essere i primi in tale percorso ma di avere dimostrato entusiasmo e fede nel Collegio. Anche queste iniziative fanno capo a un Gruppo di Lavoro importantissimo perché in tali occasioni si sperimentano nuove metodiche di svolgimento di incontri scientifici e si esplorano nuovi orizzonti di ricerca e nuove tecnologie. Questo anno e probabilmente anche negli anni a venire, la Clinica è e sarà sovrana nei nostri incontri. Si tornerà dunque alla semiologia, alla esperienza di chi vive la materia, tutto questo sempre basato sulla evidenza. E’ un percorso inevitabile in quanto tutto il mondo si sta accorgendo che la sostenibilità della spesa sanitaria passa attraverso un contenimento della medesima con criteri che pur conservando una specifica affidabilità, consentano un risparmio e un ritorno al rapporto medico-paziente non obbligatoriamente mediato dalle tecniche di indagine strumentale. Tutto rose e fiori ? Non certamente, qualche spina è sempre presente; ma credo fermamente che l’amore comune per questa branca della Medicina, l’entusiasmo per il buon fare medico, la ricerca utile prima al paziente e poi al medico, la partecipazione ai Congressi che come distingueva Martorell "utili ai pazienti e non ai Medici ", la storia che ci unisce nel ricordo e nelle prospettive, saranno il collante per superare difficoltosi e piccoli momenti di crescita. Che questo ecumenismo culturale ci accompagni e ci accresca in questi tre anni di impegno.

Prof. Claudio Allegra

     


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