“di transizione” si usa per Governi, Segretari di partito, Pontificati e
così via. Appellativo questo in apparenza diminutivo anche se la storia ci insegna che molto spesso i
personaggi di transizione scelti conseguentemente in base al requisito della saggezza, sono molto più
innovativi e dirompenti di quelli stabili; forse perché proprio la transitorietà unita alla saggezza e al
non attaccamento alla poltrona, consente una indipendenza morale e materiale tale da condurre una politica
fattiva e produttiva per la collettività. Questa è una Presidenza di transizione e un Consiglio Direttivo
di estrema stabilità e collaborazione proprio per potere consegnare a un rinnovo democratico allargato, che
avverrà al termine del mandato istituzionale cioè fra 3 anni, un Collegio di Flebologia sano, compatto,
responsabile e ben rappresentato nel mondo. Sono in fase di attivazione in seno al Direttivo del Collegio,
svariati Gruppi di lavoro quali quello per i rapporti con le Istituzioni nazionali e internazionali come il
Ministero della Salute e della Università e della Ricerca Scientifica, con lo scopo precipuo di dare un
riconoscimento ufficiale alla Flebologia come disciplina di insegnamento di base oltre che di Alta
Formazione come il dottorato di ricerca che già esiste e arruola ben 26 dottorandi. Questa iniziativa si
integra con la proposta della UIP di istituire Scuole di perfezionamento nei 36 Paesi che ne fanno parte,
Scuole omogenee nelle materie di insegnamento e nei tempi di apprendimento. Di questa iniziativa
internazionale, proposta, durante la mia Presidenza mondiale, dalla nostra Società, ne sono stato investito
come coordinatore internazionale. Tengo a precisare che tutte le volte in cui mi esprimo in prima persona,
si intende non un pennacchio personale bensì un carico da condividere con la Società di appartenenza , che
nasce nel Collegio, che travalica la mia presenza nel suo seno e che rimane proprietà del Collegio. E’
stato confermato il Gruppo di lavoro denominato Backstage, momento di incontro e di socializzazione,
momento programmatico sia in senso politico societario che in senso di proposizioni di tematiche di
ricerca. Siamo ritornati alla riunione annuale a Sharm El Sheik come nei primi anni della istituzione del
Collegio Italiano di Flebologia. Confermato pure il Gruppo di Lavoro sulle Linee guida che tanto lustro
hanno dato alla nostra Società e ormai citate da tutte le altre Società Flebologiche insieme a quelle
dell’American Venous Forum. Altre proposte sono in fieri tutte ben accolte purchè lo scopo univoco sia di
lavorare a piccoli gruppi nell’interesse del Collegio. Si sono gia attivate le procedure di attivazione
delle Sezioni Regionali che significano apertura al territorio, armonia di intenti tra le Società fondanti
il Collegio, periferia che si integra con la apicalità centrale del Direttivo nazionale. Il primo esempio è
stato il Congresso della Sezione Emilia e Romagna tenutosi con le tre sigle societarie a Bologna il 21 di
Febbraio, splendidamente organizzate dai Colleghi Aluigi, Bucherini e Caniato cui va l’onore non solo di
essere i primi in tale percorso ma di avere dimostrato entusiasmo e fede nel Collegio. Anche queste
iniziative fanno capo a un Gruppo di Lavoro importantissimo perché in tali occasioni si sperimentano nuove
metodiche di svolgimento di incontri scientifici e si esplorano nuovi orizzonti di ricerca e nuove
tecnologie. Questo anno e probabilmente anche negli anni a venire, la Clinica è e sarà sovrana nei nostri
incontri. Si tornerà dunque alla semiologia, alla esperienza di chi vive la materia, tutto questo sempre
basato sulla evidenza. E’ un percorso inevitabile in quanto tutto il mondo si sta accorgendo che la
sostenibilità della spesa sanitaria passa attraverso un contenimento della medesima con criteri che pur
conservando una specifica affidabilità, consentano un risparmio e un ritorno al rapporto medico-paziente
non obbligatoriamente mediato dalle tecniche di indagine strumentale. Tutto rose e fiori ? Non certamente,
qualche spina è sempre presente; ma credo fermamente che l’amore comune per questa branca della Medicina,
l’entusiasmo per il buon fare medico, la ricerca utile prima al paziente e poi al medico, la
partecipazione ai Congressi che come distingueva Martorell "utili ai pazienti e non ai Medici ",
la storia che ci unisce nel ricordo e nelle prospettive, saranno il collante per superare difficoltosi e
piccoli momenti di crescita. Che questo ecumenismo culturale ci accompagni e ci accresca in questi tre
anni di impegno.
Prof. Claudio Allegra